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DISTURBI ALIMENTARI

IO NON SARò MAI IN GRADO DI AMARE IL MIO CORPO

Più di 3 milioni di italiani soffrono di un disturbo alimentare e la maggior parte di loro non presenta alcuna caratteristica stereotipata, in quanto tale malattia è qualcosa di più profondo che parte dalla mente e va oltre la ricerca della “magrezza”, e sul piano epidemiologico tali disturbi colpiscono tutti allo stesso modo, ragazze e ragazzi  ma con una prevalenza per il sesso femminile.

Gran parte dei DCA è legata a una difficoltà nella gestione delle emozioni e ciò è stato riscontrato principalmente nell’età adolescenziale.

La regolazione delle emozioni è l’abilità di regolare l’intensità, la durata e la tipologia delle stesse applicando strategie cognitive o comportamentali, che possono essere categorizzate come adattive (per esempio, rivalutazione di una situazione, problem solving, perdono e accettazione) o disadattive (per esempio, ruminazione, ritiro, comportamento aggressivo e autosvalutazione personale). Le strategie disadattive sono strettamente correlate con il funzionamento di molti disturbi mentali, infatti la maggior parte dei comportamenti messi in atto in tali patologie sono regolatori delle emozioni che risultano difficili da tenere sotto controllo e non solo, è stato riscontrato un tasso di comorbilità fra disturbi alimentari e dell’umore, in particolare con ansia e depressione.

Il soggetto affetto da DCA presenza un senso del sé deficitario, incapace di affidarsi ai propri pensieri, sentimenti e sensazioni corporee, difficoltà di mentalizzare esperienze emotive proprie ed altrui, ovvero  nella normale capacità di attribuire intenzioni e significati al comportamento umano e di riflettere sulla propria mente e su quella degli altri. Invece di agire in modo impulsivo, trainati da forti emozioni, possiamo utilizzare la mente per valutare la situazione e per agire modalità di comportamento più adattive e costruttive. Un’adeguata capacità di mentalizzare è dunque alla base della flessibilità mentale, dell’autoregolazione e della costruzione di relazioni significative.

Un fattore molto importante per questi pazienti è il contesto sociale e il sostegno delle persone che li circondano, coloro che gli sono accanto devono evitare la maggior parte dei commenti sull’aspetto fisico, sulle modalità di stare a tavola, su ciò che mangia e non mangia, questo perché, chi soffre di DCA associa la propria autostima alla capacità di controllare il proprio peso e il proprio corpo, e i commenti vanno a rafforzare il disturbo; bisogna invece rendere il momento dei pasti piacevole senza dare importanza al piatto che si ha davanti. La cura di tali disturbi è possibile, necessita di una forte alleanza terapeutica, ma ancora oggi non è così salda in  quanto il tasso di abbandono delle terapie è ancora molto elevato.